Il Museo Storico dell'Arma di Cavalleria di Pinerolo    

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Il Museo di Pinerolo

Il Museo Storico dell'Arma di Cavalleria
ha sede in Pinerolo - Viale Giolitti n.5
Telefono Direzione (39) 0121-376344
Casella Postale 108 - 10064 Pinerolo (TO)

Direttore:
Ten.Col. Paolo Caratori

Orario di apertura al pubblico:
-
martedý e giovedý : 09.00-11.30 e 14.00-16.00
- domenica : 10.00-12.00 e 15.00-18.00

INGRESSO GRATUITO

Chiuso: il lunedý, mercoledý, venerdý e sabato, l’1 e 6 gennaio, la domenica ed il lunedý di Pasqua, il 25
                  aprile, il 1░ maggio, il 2 giugno, il 15 agosto, il 1░ novembre, l’8 - il 25 - il 26 ed il 31 dicembre.

Eventuali visite da parte di scolaresche o gruppi organizzati (minimo 10 persone) possono essere effettuate previi accordi con la Direzione, su richiesta, anche nei giorni di non prevista apertura.

Per contattare la Direzione o prenotare visite guidate
   
direzione@museocav.esercito.difesa.it


 

PRESENTAZIONE

Recita l'articolo 52 della Costituzione Italiana: «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». Ma codesta verità basilare per ogni italiano degno di questo nome - prima che nella costituzione - è inciso nel cuore di quanti ci hanno preceduto, dei molti cavalieri di ogni tempo e di ogni paese caduti per la Patria. Bisognava mantenere vivo ed anzi ridare vigore a questo passato di storia e di gloria e lo abbiamo fatto nel 1958 fondando la SocietÓ Amici del Museo della Cavalleria Italiana, oggi Associazione Amici del Museo Storico della Cavalleria.
Per vent'anni il nostro Museo ebbe anche personalità giuridica, fino a che con D.P.R. n. 526 del 28 giugno 1986, il Museo passò alle dirette dipendenze dello Stato Maggiore dell'Esercito e, dopo, fu inglobato, quale reparto, in varie Istituzioni militari. Attualmente dipende dal Comando Regione Militare Nord di Torino.
La nuova forma istituzionale non ci ha impedito di proseguire nel nostro sogno, un po' romantico e sentimentale, perché si trasformasse in realtà. Fu impastato di molto affetto: quello che in tanti giovani sorse quando prestarono il servizio militare dietro lo Stendardo del loro Reggimento, un po' logoro, ma tanto glorioso. Fedeltà al servizio, fedeltà a loro stessi in forza di una nobile tradizione, cui non volevano venir meno. È una tradizione che nel nostro Museo ha dato vita a cimeli, che hanno un valore obiettivo di gemme preziose, ma che è quasi sempre travalicato da un significativo valore ideale, perché non si costituisce tradizione se non la si sostanzia di continuità e di memoria.
Di certo appartengono al tempo passato, l'impeto delle tre «cariche» di quest'ultima guerra mondiale: Iagodnij, Isbuschenskij e Poloj.
Siamo passati alla cavalleria corazzata del dopoguerra. Ma eguali sono rimasti i sentimenti e gli ideali; e vivo è il ricordo fulgido di quella tradizione, di quel 30 ottobre 1917, quando ancora una volta la Cavalleria italiana assolse alla sua mansione specifica di impiego, arrestando dopo Caporetto con grande sacrificio la ritirata a Pozzuolo del Friuli.
Tanto ammirato affetto da parte nostra e non minore la dedizione impiegata dai Direttori del Museo, che con studio ed avvedutezza lo hanno creato e, nel tempo, ingrandito, migliorato e diretto.
A loro dobbiamo riconoscenza per la passione e la competenza, con le quali hanno lavorato e lavorano, gettando l'animo oltre l'ostacolo sempre presente nella burocrazia per creare un Museo militare, che da ogni altro si distingue, che oggi si impone anche al di là delle frontiere nazionali. Nella piccola Pinerolo, dove la collina che la sovrasta, il Maneggio Federigo Caprilli, il Galoppatoio di Baudenasca, lo scivolo di Baldissero, il Castello di Mombrone costituiscono il background della «Culla della Cavalleria», nel palazzo che per quasi un secolo, dal 1849, ospitò il Comando della Scuola di Applicazione di Cavalleria, si è creato un nuovo monumento, onusto di storia e di gloria, di una storia maestra di vita, che ci insegna perché l'Italia si è fatta, per merito di uomini che avevano nel sangue il senso del dovere e del sacrificio - illustri o sconosciuti - ma tutti egualmente meritevoli di lode. Italiani veri.

L'Associazione Amici del Museo Storico della Cavalleria

PREMESSA

Il binomio uomo e cavallo è, fin dalle lontane origini, la caratteristica principale della Cavalleria, sia essa intesa come arma combattente, sia come religione morale.
Istituzione libera ed aperta a tutti i ceti sociali con distinzioni che derivavano solamente dal valore personale, secondo il fondamentale principio dell'uguaglianza di tutti i Cavalieri.
L'educazione cavalleresca tendeva a curare la cortesia intesa come rispetto, come benevola considerazione per gli altri nonché a coltivare il sentimento dell'amore inteso quale fedeltà alla parola data ed alla causa alla quale il cavaliere si era consacrato.


L'Entrata del Museo Storico dell'Arma di Cavalleria.


Di quella antica tradizione molto è rimasto anche oggi.
Con il sopraggiungere della civiltà delle macchine, il Cavaliere, costretto a scendere, con tanta malinconia, dal cavallo, per montare sul carro armato, non ha mai cambiato il suo stile ed il modo di concepire il dovere militare, per i quali le tradizioni, anche senza il cavallo, costituiscono un mezzo per perpetuare il modo di servire la Patria e le libere istituzioni.
Ardire, dignità, classe e galanteria simboleggiano, al di sopra di ogni distinzione di grado o ceto sociale, un complesso di uomini militarmente organizzati e uniti dai vincoli del cameratismo, della disciplina, dell'onore e dello spirito di sacrificio.
L'Uomo ed il Cavallo sono i protagonisti principali del Museo Storico dell'Arma di Cavalleria Ŕ ospitato in Pinerolo nelle austere sale della ex-Caserma "Gen.  M.O.V.M. Dardano Fenulli", un tempo Principe Amedeo, che, per circa un secolo, videro forgiare agli ardimenti ed alla dedizione Cavalieri Italiani e di tutto il mondo.
Singolare per la varietà dei cimeli e per la loro presentazione, il Museo trae la sua linfa dagli antichi Stati esistenti nella Penisola Italica prima dell'Unità Nazionale, ma rende anche omaggio ai reparti a cavallo degli altri Stati in un'apposita sezione dove sono, tra l'altro, ricordati i 141 Ufficiali di 33 Nazioni qui inviati ad apprendere il nuovo «metodo naturale» di equitazione con il quale il Capitano Federigo Caprilli rivoluzionò la posizione del Cavaliere in sella.
Per le sue linee armoniose, il cavallo, è indubbiamente il più bello ed il più rappresentato degli animali.
Artisti di tutti i tempi hanno esaltato le sue qualità estetiche; i poeti lo hanno cantato con versi sublimi; molto frequente, d'altronde, è la presenza del cavallo anche nel campo mitologico e nelle leggende eroiche: basti ricordare l'alato Pegaso, che venne scelto dai Cavalieri quale emblema per lo stemma della Scuola di Cavalleria di Pinerolo.
Ecco, quindi, che al cavallo, al modo di domarlo attraverso i tempi e presso i vari popoli, il Museo dedica ampio spazio mediante l'esposizione di stampe antiche e rare, di fotografie, di quadri, di cimeli e di testimonianze di ogni genere.
Ma, se tanto spazio è dedicato nel Museo al Cavallo, in misura maggiore è doverosamente ricordato l'Uomo-Soldato, che del cavallo era il padrone ed il signore.
E del Cavaliere sono qui raccontate le gesta più belle, attraverso vive testimonianze di valore e di gloria, attraverso un'interessante collezione di uniformi di varie epoche e attraverso trofei, armi, coppe, quadri, stampe, bronzi, dipinti, mezzi blindati e corazzati e carreggio; inoltre un'ampia sezione documenta il valore della Cavalleria coloniale.

 

 

Segui il giro virtuale del Museo facendo click con il mouse sulla porta a destra.

                        (
oppure puoi usare la pianta del museo)
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Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2014

 

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