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Il Museo Storico dell'Arma di Cavalleria di Pinerolo |
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SALE COLONIALE (seconda parte) Un discorso particolare infine per le bande a cavallo, regolari e irregolari. Esse erano in tutto simili, per quanto attiene l’organico, agli Squadroni e Gruppi Squadroni della Cavalleria Coloniale. Prive di armamento pesante, erano caratterizzate da grande autonomia operative e logistica. Comandate da un Ufficiale Nazionale, coadiuvato da Sottufficiali anch’essi nazionali, operarono ininterrottamente da ’36 al ’41, dando prova di grande valore. Il Sottotenente Bruno Jesi, fu decorato di Medaglia d’Oro al V.M., così come il Tenente Emanuele Leonardi di Villacortese ed il Sottotenente Antonio Brancati. Il Tenente Amedeo Guillet, al primo piano sono custodite le sue decorazioni, fu Comandante del Gruppo Bande a cavallo Amhara; il Tenente Renato Togni, suo Vice Comandante, caduto nell’adempimento del dovere all’inizio del 1941 a Cheren, fu decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare, anch’essa conservata al primo piano. |
![]() Al centro il ritratto del Sottotenente Bruno Jesi |
Nei due tavoli, sono conservate le fasce di lana colorata che avvolgevano i fianchi dei militari indigeni e con i loro colori individuavano ciascun reparto. |
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Le vetrine disposte sul lato lungo custodiscono alcuni Burnus di ordinanza e fuori ordinanza (mantelli turchini che venivano utilizzati con le diverse uniformi sia dal personale metropolitano che dal personale indigeno), giubbe sahariane, copricapi per il personale italiano e per il personale indigeno. Le farmule colorate erano indossate dai Savari libici e ciascun colore individuava così come le fasce di lana, un reparto. Sulle sahariane, il bavero bianco era distintivo del personale nazionale, impiegato nelle colonie. |
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Cavalleria